BEYOND SKIN

Anousha Payne, Tal Regev, Charlott Weise

Curated by Maria Chiara Valacchi

14/09/2021 – 12/11/2021

IT

Tube Culture Hall è lieta di presentare la mostra “Beyond Skin”, group show delle artiste Anousha Payne (1991, Londra), Tal Regev (1985, Londra) e Charlott Weise (1991, Görlitz) a cura di Maria Chiara Valacchi; una mostra in cui temi quali trascendenza e misticismo, uniti a simbolismi di varia natura – intellettuali, etnici e religiosi – si dipanano in tre vie pittoriche dalle nature nettamente differenti ma inconsapevolmente convergenti verso uno spirito collettivo europeo fortemente attuale.

Friedrich Shelling nel suo trattato dal titolo “Sistema dell’Idealismo Trascendentale” definisce Trascendentale quell’intuizione intellettuale con il quale l’IO crea, e allo stesso modo fa convivere, il complesso matrimonio tra stato conscio ed inconscio, di spirito in relazione con la natura circostante. Leggere il mondo è possibile solo grazie a questo unicum indivisibile ma allo stesso tempo ideale; un’astrazione che trova la sua forma di concretezza nella creazione dell’opera artistica dove – parafrasando lo stesso Shelling –tale intuizione divenuta finalmente obiettiva, si fa oggetto.

“Beyond Skin” è il titolo manifesto di una libera e lucida volontà di abbracciare,  attraverso la pittura, un’armonica coscienza trascendentale; un momento estatico di illimitata e profonda consapevolezza di un universo sommerso fatto di intimità spirituali, ossessioni e molteplici riferimenti culturali. Anousha Payne, Tal Regev e Charlott Weise si spogliano degli strati più superficiali di ciò che le circonda e dei comodi cliché che l’Art System contemporaneo “prescrive” ai giovani artisti, per realizzare un flusso di immagini eteree, e spesso criptiche, necessarie a condividere la complessa e talvolta inconsapevole vastità dell’animo interiore. 

Il lavoro di Anousha Payne è quello che si sofferma maggiormente sull’aspetto spirituale; nelle sue opere il rapporto con la componente “folk”, il simbolismo religioso e le sue potenzialità talismaniche è la costante imprescindibile che dà corpo ai suoi archetipi estetici dai significati volutamente ermetici, almeno ad una prima osservazione. Un’enigmaticità che è essa stessa incipit del suo processo creativo, e che trasferisce nelle sue tele grazie ad un sistema di libera associazione e di automatismo psichico, modellando delle vere e proprie icone svincolate da qualsiasi riferimento, o collocazione, spazio-temporale.  Mani, serpenti, corpi liquidi, ma soprattutto la continuità delle sue linee che sembrano perennemente crescere e germogliare, tracciano una nuova grammatica, un vero e proprio alfabeto, forse così primitivo quanto la scrittura o forse così incredibilmente visionario da proiettarci nell’imponderabilità del futuro prossimo. 

Se per Payne il corpo è un mezzo tramite il quale inviarci degli stimoli pseudo-narrativi, per Tal Regev il corpo è il mezzo perfetto per parlarci – paradossalmente – dell’incorporeità; la figura umana è sempre un’iridescente fonte di luce propria sull’orlo di una deflagrazione di particelle e la sua presenza costantemente immersa nell’impalpabilità di informi nubi cromatiche. Un ambiente ambiguo che, anche grazie alle sue eteree nuance pastello, ci illude di essere dinanzi ad una scena gioiosa e pacifica, sebbene, alla fine, esse tentino solo di velare la descrizione di stati psichici profondi come le tensioni irrisolte tra noi e il nostro corpo o lo squilibrio tra individualità e la collettività tutta. Una sintesi pittorica perfettamente in bilico tra delicatezza e inquietudine che, come nel ricordo di un sogno, si esplica più nell’assenza di elementi descrittivi – solitamente pochi e impalpabili – che nella sua costruzione di dettagli. Corpi e volti che interagiscono in forma ideogrammatica, linee ondulate come rettili, talismani a forma d’occhio e ancora riferimenti al mondo della biologia e della medicina, alle viscere umane e persino ai cambiamenti sociali in corso causa pandemia, ci vogliono stimolare a non sottovalutare la potenza delle forze invisibili, probabilmente anche energetiche, che ci circondano.

Una ricchezza iconografica presente anche nelle grandi tele di Charlott Weise ma, al contrario, quale convinta traduzione del mondo reale e per mezzo di una figurazione intuitiva e muscolosa, senza ripensamenti. Weise, questo reale lo fa chiaramente dipingere al suo inconscio; composizioni orgiastiche, metamorfiche, immaginifiche, storie contaminate dalla letteratura, il teatro e dai media con le quali abbraccia la complessità della storia del mondo e della pittura. Nel suo immaginario anche il mondo della femminilità ha un ruolo importante; per questo motivo ricorre spesso all’uso alcuni storici personaggi o stereotipi femminili, immersi in situazioni banali o stranianti. Essa (la femminilità) non si manifesta solamente al livello illustrativo ma anche dal punto di vista prettamente materico; ecco quindi l’uso alcuni tipici “strumenti” di bellezza come rossetti o trucchi – pigmenti anch’essi come quelli pittorici – che, insieme alla sua gestualità, sono il giusto connubio per parlare di se e della propria voce inconscia. I suoi dipinti sono come sogni anch’essi, chiare proiezioni oniriche inondate di illusioni e paure, ma dalle ripercussioni mnemoniche più ossessionanti.

“Beyond Skin” è una mostra dall’intensità intermittente e alla costante ricerca di differenti forme ipnagogiche che, convertite nella prodigiosa formula trascendentale di Shelling, ci parlano, senza mai svelarci troppo, del mondo, di noi e di ognuna di loro.

ENG

Tube Culture Hall is pleased to present the exhibition “Beyond Skin,” a group show of the artists Anousha Payne (1991, London), Tal Regev (1985, London) and Charlott Weise (1991, Görlitz) curated by Maria Chiara Valacchi; an exhibition in which themes such as transcendence and mysticism, combined with symbolisms of different kind – intellectual, ethnic and religious – are declined in three pictorial ways of distinctly different natures subconsciously converging towards a collective european spirit.

Friedrich Shelling in his essay entitled “System of Transcendental Idealism” defines as transcendental that intellectual intuition through which the IO creates and at the same time allows to coexist, the complex marriage between the conscious and the unconscious, of the spirit in relation to the surrounding nature. Reading the world is only possible thanks to this indivisible but at the same time fudamental unicum; an abstraction that finds its concrete form in the creation of the artistic work where, paraphrasing Shelling, this intuition finally made objective, becomes object.

“Beyond Skin” is the manifesto title of a free and lucid will to embrace, through painting, a harmonious transcendental consciousness; a static moment of unlimited and profound awareness of a submerged universe made up of spiritual intimacies, obsessions and wide array of cultural references. Anousha Payne, Tal Regev and Charlott Weise strip themselves of the most superficial layers of what surrounds them and of the convenient cliché that the contemporary art system “prescribes” to young artists to realize a stream of ethereal and often cryptic images necessary to share the complex, and sometimes elusive, vastness of our inner soul.

Anousha Payne’s work is the one that focuses most on the spiritual aspect. In her works the relationship between the “folk” elements, the religious symbolism and its talismanic potentialities is the indispensable constant that gives body to its aesthetic archetypes with deliberately hermetic – at least to a first observation – meanings. An enigmaticity that is itself the incipit of its creative process, and that transfers into its canvases thanks to a system of free association and psychic automatism, moulding ancient icons however disconnecting them from any reference, or place in space and time. Hands, snakes, liquid bodies, but above all the continuity of its lines that seem to constantly grow and sprout, trace a new grammar, a true alphabet, perhaps as primitive as writing or perhaps so incredibly visionary as to project us into the imponderability of the near future.

If for Payne the body is a mean through which she communicates pseudo-narrative stimuli, for Tal Regev the body is the perfect mean to speak to us – paradoxically – of the incorporel; the human figure is always an iridescent source of light on the edge of a particle deflagration and its presence constantly immersed in the impalpability of informal chromatic clouds. An ambiguous environment that, also thanks to its ethereal nuance pastel, gives us the illusion of being before a joyful and peaceful scene, although, in the end, they try only to veil the description of deep psychic states such as the unresolved tensions between us and our body or the imbalance between individuality and the whole community. A pictorial synthesis perfectly balanced between delicacy and restlessness that, as in the volatile memory of a dream, is expressed more in the absence of descriptive elements – usually few and impalpable – than of its construction of details. Bodies and faces interacting in ideogrammatic form, wavy lines like reptiles, eye-shaped talismans and references to the world of biology and medicine, human gut and even to the social changes we are still experiencing as consequences of the pandemic, stimulate us not to underestimate the power of the invisible forces that surround us.
The same iconographic richness is also present in the great canvases of Charlott Weise but, on the contrary, as a convinced translation of the real world and through an intuitive and muscular figuration with no hesitations. Weise, clearly leaves her subconscious to depict this reality ; orgiastic, metamorphic, imaginary compositions, stories contaminated by literature, theatre and the media with which she embraces the complexity of the history of the world andthe history of painting. In her imagination, the world of femininity also plays an important role; for this reason she often uses some historical female characters or stereotypes, immersed in trivial or alienating situations. Femininity is manifested not only at an illustrative level but also from a exquisitely mathematical perspective; hence the use of some common beauty materials like lipsticks or make-up pigments as well as pictorial ones which, along with its gesture, are become an effective combination to talk about oneself and one’s unconscious voice. His paintings are like dreams in their own right, clear dreamy projections flooded with illusions and fears, but with more obsessive mnemonic repercussions.
“Beyond Skin” is an exhibition of intermittent intensity and constant search for different hypnagogic forms that, converted into Shelling’s prodigious transcendental formula, tell us, without ever revealing us too much, about the world, about us and about each one of the artists.